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LABORATORIO | Come dice Flavia Bugani, nel libro "I giorni di Rò e Bunì", "lo stampatore a ruggine è innanzitutto un artista nel disegnare prima e poi intagliare, utilizzando sgorbie e scalpelli, i blocchi per la stampa, preferibilmente in legno di pero, facile da lavorare nell'abile trapasso di pieni e di vuoti e nella continua ricerca dell'effetto decorativo, legno resistente ai colpi di mazzuolo e facile da reperire nelle campagne romagnole. Lo stampatore, diviene, poi un raffinato alchimista nella preparazione delle paste da stendere sulle matrici lignee: le proporzioni dei composti (ferro, aceto di vino, farina di frumento, acetato di piombo e solfato di ferro, acido nitrico), le temperature e i tempi di reazione variano da bottega a bottega e sono segreti gelosamente custoditi. Nessuno strumento moderno può sostituire l'occhio nel valutare la qualità e densità del prodotto, che poi si trasforma in colore e tenuta. Da ultimo, lo stampatore è sapiente artigiano nel preparare la tela, in passato ricorrendo a monumentali mangani; nell'intingere lo stampo nella pasta, né poco né troppo, onde evitare - rispettivamente - mancanze di colore o sbavature; nel battere il pesante mazzuolo più o meno vivacemente, in modo che la pasta penetri uniformemente nella fibra tessile, impregnandola di tinta; nel comporre la decorazione (bordi, motivi centrali o angolati o tali da rivestire l'intera superficie), abbinando più stampi e assicurando il loro esatto combaciare. Accurate anche le fasi successive di asciugatura, di fissaggio, di risciacquo. Certo è l'antico impiego delle coperte per difendere i buoi dal freddo e per addobbarli in occasione di fiere o processioni. Immagini di Sant'Antonio abate e di tori sono, infatti, tra le più vecchie e frequenti. Del pari evidente l'utilizzo della stampa a ruggine per abbellire pure coperte, tovaglie, tende, asciugamani, grembiuli, con disegni non ispirati solo al mondo agreste, bensì tesi ad imitare i tessuti ricchi ed i loro decori tipici. Se ai nostri giorni la stampa a ruggine è ormai associata alla tradizione romagnola, lo si deve alle locali stamperie che nella produzione continuano ad applicare metodi squisitamente artigianali, assicurando lavori "fatti ad arte", prodotti schietti, genuini e, insieme, assai validi, di altissimo livello, ciascuno dei quali si configura come un pezzo unico." |
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